RADIAZIONI

Il radon è un inquinante presente in natura e può diventare di particolare interesse da un punto di vista sanitario solo quando è presente negli ambienti "confinati".
Infatti se il gas radon, prodotto dal suolo e dalle rocce, fuoriesce e si diluisce nell'atmosfera, la sua concentrazione risulta talmente bassa da non costituire un rischio per la salute; se invece il gas radon penetra in un ambiente "confinato", tenderà ad accumularsi raggiungendo livelli tali da rappresentare un rischio.

Modalità

Per verificare e monitorare costantemente le eventuali dispersioni di radioattività naturale legate alle attività di scavo del cunicolo è stato adottato un sistema di monitoraggio che  ha previsto  rilievi durante la fase di corso d’opera sulla matrice atmosfera, sulle risorse idriche e sul gas radon.

Stazioni:

  • Comune di Chiomonte - Frazione La Maddalena
    Forte di Exilles
    per le emissioni di particelle sul Particolato Totale Aerodisperso
  • vedi stazioni Acque sotterranee per le emissioni di particelle sulle risorse idriche
  • Comune di Chiomonte - Frazione La  Maddalena per il Gas Radon

Per quanto riguarda la matrice atmosfera è stato eseguito un monitoraggio in continuo durante le attività di scavo con prelievo settimanale del campione e con interruzione durante i periodi di non attività di scavo.
Per quanto riguarda il gas Radon è stato attuato un piano di monitoraggio in continuo presso la stazione Frazione La Maddalena (prossimità cantiere) durante la fase di scavo (mentre nella fase prima dell’opera sono state effettuate anche misurazioni presso la stazione Chiomonte-Scuole Elementari).

Risultati

Radioattività
Non si sono riscontrati superamenti dei livelli di attenzione stabiliti durante le attività di scavo. Negli anni 2014, 2015 e 2016 non si sono riscontrati superamenti dei livelli di attenzione stabiliti. Nel 2013 si è registrato un solo valore prossimo al limite, presso la Stazione Frazione Maddalena, compreso peraltro nelle previste variabili delle misure.
Il valore medio dei valori rilevati mediante spettrometria è sempre risultato ampiamente inferiore ai livelli di riferimento stabiliti e sovrapponibile a quanto misurato nel periodo precedente l’attività di scavo.
Tutte le analisi condotte sui filtri per monitorare la radioattività nel particolato atmosferico hanno fornito valori tipici del fondo.
Le analisi dei filtri per particelle aerodisperse non hanno quindi rivelato la presenza di livelli di radioattività anomali e attribuibili alle attività di cantiere.

Radon
I valori medi delle concentrazioni di Radon nel corso degli anni 2013-2014 si sono ampiamente attestati al di sotto del livello di attenzione. Ciò ha portato alla sospensione del monitoraggio (con il parere favorevole degli Enti di controllo) nell’anno 2015.

APPROFONDIMENTI

Radiazioni  Ionizzanti

Per Radiazioni Ionizzanti (RI) si intendono quelle radiazioni capaci di determinare, direttamente o in­direttamente, la ionizzazione della materia, feno­meno che consiste nel distacco di un elettrone dal­l'orbita periferica di un atomo, con conseguente formazione di uno ione di carica positiva e di uno ione di carica negativa (elettrone). L'energia necessaria per tale lavoro è pari alme­no a 10 eV (1 eV = energia cinetica acquistata da un elettrone per la differenza di potenziale di 1 Volt). Le radiazioni con energia inferiore non possie­dono questa proprietà: l'atomo eventualmente col­pito aumenta il suo livello energetico, acquistando una reattività chimica maggiore. L'atomo in questione è definito "eccitato" e le radiazioni capaci di indurre il fenomeno sono dette "eccitanti".

Sono ionizzanti le radiazioni α, β, g, raggi X, neutroni e protoni; in parte di natura corpuscolata (α, β, neutroni, protoni), in parte di natura elettro­magnetica (raggi X, g).

Le prime hanno massa variabile e sono materia, le seconde sono costituite da quanti di energia, o fotoni.

Fonti di esposizione

Le persone esposte in Italia, per motivi professionali, ammontano a circa 20.000, di cui la metà nel solo set­tore sanitario, per attività di diagnostica strumentale e con isotopi marcati e per trattamenti di radioterapia. Le sorgenti di irradiazione artificiali interessano, comunque, solo una parte della popolazione con modalità e tempi diversi e si aggiungono alle sor­genti naturali (cosmiche, terrestri, irradiazione in­terna), che coinvolgono la popolazione in generale in modo continuo nel tempo e che ammontano, mediamente, a circa 2 mSv/anno.

Tra le fonti naturali, è stata posta attenzione al radon, gas inodore, insapore ed invisibile, che pro­viene dal terreno, derivante dal decadimento del­l'uranio 238 (radon 222) e del torio (radon 220).

Effetti biologici e clinici

Per quanto riguarda la sede d'azione, le RI possono determinare effetti lesivi a livello:

  • molecolare;
  • sub-cellulare e cellulare;
  • tessutale E d'organo;
  • dell'organismo in toto;
  • della po­polazione nel suo insieme.

Danno tessutale-d'organo

Si definiscono radiosensibili le cellule a elevato ritmo mitotico, morfologicamente e funzionalmente indifferenziate, e radioresistenti le cellule di ca­ratteristiche opposte.
Sono radiosensibili il midollo osseo, le linee germinali dell'ovaio e del testicolo, l'epitelio intestinale e la cute.
Sono radioresistenti il fegato, i reni, i muscoli, il cervello, le ossa, le cartilagini e il connettivo.
Le lesioni prodotte dalle RI sugli organi sono in rapporto con le caratteristiche morfologiche e funzionali dei tessuti che li compongono.

Cute. A carico della cute si osservano manifestazioni infiammatorie, nelle loro varie fasi, che vanno dall'eritema all'essudazione, alla necrosi, all'ulcera­zione, denominate radiodermiti. Di esse sono ca­ratteristiche la moderata tendenza alla guarigione e la frequenza con cui possono andare incontro alla trasformazione neoplastica, che sarà tanto maggio­re quanto più a lungo ha agito il trattamento ra­diante (in passato, radiologi e ortopedici).
Frequenti sono anche i fenomeni d’iperpigmentazione (da melanina), di ipercheratosi e di atrofia. Facilmente si osserva caduta dei capelli, per necrosi dei follicoli.

Midollo osseo. Particolarmente gravi sono gli ef­fetti sugli organi emopoietici, di tipo ipoplasico o aplasico; il blocco dell'attività riproduttiva e maturativa provoca precocemente una diminuzione degli elementi figurati del sangue circolante (leucopenia, anemia, piastrinopenia).
La radiosensibilità diminuisce col procedere del processo maturativo delle cellule, per cui gli elementi circolanti sono praticamente insensibili, ad eccezione del linfocita.
Nella sindrome acuta da radiazione si possono osservare, in linea generale, i seguenti profili degli elementi figurati del sangue:
Linfociti: diminuzione massima in 3-4 giorni, che persiste per alcune settimane (5-6), e ritorno alla normalità in circa 6 mesi.
Neutrofili: iniziale aumento (da depositi tessutali), seguito da una prima diminuzione, entro due settimane circa, che progredisce entro 20-30 giorni (periodo delle infezioni).
Piastrine: precoce calo (entro poche ore) con un minimo nell’arco i 1 mese (periodo delle emorragie) e possibile ritorno alla normalità entro 40-50 giorni.
Difese immunitarie. Anche le difese immunitarie diminuiscono: si osserva riduzione della forma­zione di anticorpi, blocco della fagocitosi, inattiva­zione del complemento specie della frazione C1.
Gonadi. A livello delle gonadi si rileva riduzio­ne più o meno marcata della formazione dei game­ti. Nel testicolo, per dosi elevate (5-8 Gy) si può ot­tenere la sterilità definitiva, per dosi basse (0,15-1 Gy) ipozoospermia transitoria.
Analogamente, nelle ovaie, scom­paiono in fase iniziale i follicoli e, poi, le cellule interstiziali.
Rene. A carico del rene è stata descritta una ne­fropatia caratterizzata da alterazioni dei capillari glomerulari, a tipo necrosi fibrinoide, in casi di terapia con dosi elevate di raggi X applicate sull'addome, per esempio per neoplasie testicolari e ovariche.
Mucosa intestinale. La mucosa intestinale tende a necrotizzarsi e ad ulcerare con possibili emorra­gie e infezioni.
Fegato ed altri parenchimi. Il fegato e gli altri parenchimi possono presentare tutta la gamma del­le lesioni di tipo degenerativo fino alla necrosi, e focolai emorragici. Particolarmente radiosensibile è il surrene, specie lo strato corticale, ove è dato spesso di osservare cospicue emorragie parenchimali. Ciò spiega come l'insufficienza surrenalica possa complicare, con una certa frequenza, un'e­sposizione alle radiazioni.
Occhio. A carico dell'occhio si può osservare cataratta, per dosi superiori (in unica dose) a 5 Gy.
Sistema nervoso. Le cellule del sistema nervoso presentano lesioni regressive reversibili, ma più spesso irreversibili. Poiché sono cellule perenni, una volta distrutte, non rigenerano e ne consegue un danno permanente.
Polmone. Questa localizzazione ha una valenza storica in quanto carcinomi bronchiali furono descritti nei minatori di uranio dello Schneeberg e dello Joachimstahl.
Ossa. Sono noti, per la peculiarità dell'attività la­vorativa, i sarcomi a localizzazione mandibolare del­le pittrici dei quadranti "fosforescenti" degli orologi, che appuntivano i fini pennelli umettandoli fra le labbra per ottenere maggiore precisione nel tratto.
Organismo in toto Gli effetti delle RI sono classificati in somatici (stocastici e non stocastici) 4 genetici (stocastici).
I somatici stocastici sono casuali, non dose di­pendenti e sono privi di dose-soglia (per esempio le neoplasie).
I somatici non stocastici sono, di contro, dose-dipendenti ed hanno una dose-soglia (ad esempio, radiodermiti e cataratta).
Gli effetti genetici, stocastici, sono quelli sulla progenie e riguardano mutazioni geniche ed alterazioni cromosomiche.
Gli effetti delle RI, in rapporto all'epoca di com­parsa rispetto all'esposizione, possono essere classificati in:

  • immediati sull'individuo irradiato;
  • tardivi sull'individuo irradiato;
  • ereditari sulla pro­genie dell'individuo irradiato;
  • sulla prima gene­razione dell'individuo irradiato.

1) Effetti immediati sull'individuo irradiato Si ricordano le sindromi da pan-irradiazione e da irradiazione parziale.

Sindromi da panirradiazione
Sono stati descritti 4 livelli di sopravvivenza, con relativi quadri clinici, in funzione della dose (in Gy) e della durata.

  • con dosi >30-50 Gy, la sopravvivenza è di po­che ore ed è correlata a danni del sistema nervoso; per dosi minori, si possono evidenziare una sindrome gastroenterica (10-30 Gy), di du­rata di circa 6-10 giorni, ed una sindrome mi­dollare (4,5-10 Gy), di durata leggermente maggiore. Anche in questo caso la sopravvivenza è virtualmente impossibile;
  • con dosi di 2-4,5 Gy, la sopravvivenza è consi­derata possibile: i quadri clinici sono caratterizzati da gravi infezioni (da agranulocitosi) e da emorragie;
  • con 1-2 Gy, la sopravvivenza è probabile e i sin­tomi sono legati a una sindrome midollare molto attenuata;
  • con dosi < 1 Gy, la sopravvivenza è considerata sicura e i soggetti sono asintomatici.

Indicatore importante della gravità del quadro clinico, come esposto in precedenza, è la linfopenia mentre indice sensibile della dose assorbita è la dosimetria citogenetica (che può, essere ottenuta utilizzando i linfociti circolanti).

Sindromi da irradiazione parziale
Si fa riferimento al midollo, alle gonadi, al cristal­lino, alla cute, come già accennato in precedenza.
Va sottolineato che gli effetti cronici, da dosi ri­petute, hanno una chiara connotazione professionale, in quanto relativi, per lo più, a tecnici ed ope­ratori sanitari.

2) Effetti tardivi sull'individuo irradiato

Comprendono tumori solidi (polmoni, tiroide, os­sa) e leucemie, tranne le linfatiche croniche.
I dati sono il risultato dell'osservazione dei so­pravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, dei lavoratori delle miniere di uranio e dei pazienti sottoposti a terapia radiante: studi epidemiologici hanno evi­denziato un'incidenza aumentata in esposti a dosi maggiori di 0,5 Sv.

3) Effetti ereditari sulla progenie dell'individuo ir­radiato

Compaiono dopo molti anni dall'irradiazione e so­no costituiti da mutazioni geniche e da aberrazioni cromosomiche, trasmesse alla progenie del sogget­to irradiato.
Sono stati evidenziati negli animali di laborato­rio, non ancora con certezza nell'uomo. Al riguar­do, si ricorda che nei bambini nati da soggetti irra­diati nelle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki non sono stati osservati effetti di questo tipo.

4) Effetti sulla prima generazione dell'individuo ir­radiato

Comprendono effetti somatici nel feto ed effetti ereditari.
Per quanto riguarda i primi, è ammessa, da al­cuni studi epidemiologici, una correlazione tra tu­mori ed irradiazione in utero.
Popolazione nel suo insieme
Si tratta di effetti tardivi consistenti in modificazioni genetiche ed alterazioni cromosomiche a carico dei singoli individui.

I limiti di esposizione per la popolazione e per i lavoratori sono regolamentati dal D.Lgs. 230/95 e s.m.i. (D.Lgs. 241/00 e D.Lgs. 257/01):

LIMITI ESPOSIZIONE POPOLAZIONE

  • 1 mSv/anno dose efficace
  • 15 mSv/anno dose equivalente al cristallino
  • 50 mSv/anno dose equivalente a pelle ed estremità

LIMITI ESPOSIZIONE LAVORATORI

  • 20 mSv/anno dose efficace
  • 150 mSv/anno dose equivalente al cristallino
  • 500 mSv/anno dose equivalente a pelle ed estremità

Lavoratrici esposte in età fertile, apprendiste e studentesse

  • <13 mSv/anno dose equivalente addome

Lavoratrici esposte in gravidanza

  • <1 mSv/anno dose equivalente addome

I lavoratori a rischio esposizione vengono classificati in categorie relative al livello di esposizione (Pira E et al, 2015. In press.):

  • LAVORATORI NON ESPOSTI – fino a 1 mSv/anno (limite popolazione) oltre il fondo naturale
  • LAVORATORI ESPOSTI CAT.B – fino a 6 mSv/anno oltre il fondo naturale
  • LAVORATORI ESPOSTI CAT.A – fino a 20 mSv/anno oltre il fondo naturale