AMIANTO

Col termine amianto vengono definiti gruppi diversi di minerali. In natura è un materiale comune. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, o nell’edilizia. Ma la sua accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l'uso in molti paesi, tra cui l'Italia dal 1992. Le polveri contenenti fibre d'amianto, respirabili, possono causare gravi patologie.

Modalità

É stato previsto il monitoraggio costante dei livelli ambientali di fibre d'amianto aerodisperse nell'area di cantiere e nelle aree di potenziale impatto definite dallo Studio di Impatto Ambientale (SIA) in ogni fase esecutiva dell'opera al fine di segnalare prontamente ogni variazione significativa rispetto ai valori di fondo registrati prima dell'opera correlabili all'attività di cantiere, di trasporto e deposito dei materiali estratti nel sito di destinazione.
La rete di monitoraggio per l'amianto aerodisperso ha effettuato un totale di 2.290 rilievi fino a Dicembre 2016 su 6 stazioni distribuite sul territorio di CHIOMONTE, GRAVERE e GIAGLIONE, in particolare:

  • Comune di CHIOMONTE – 4 stazioni
    Frazione La Maddalena
    Scuola Elementare
    Perimetro Cantiere
    Abitato Ramats-Frazione S. Antonio (fino al 2014)
  • Comune di GRAVERE
    Molaretto
  • Comune di GIAGLIONE
    Località S. Rocco

In relazione ai livelli di attività del cantiere sono state previste due fasi operative:

  • Fase 1: campionamenti su 3 giorni consecutivi con frequenza quindicinale e con estensione giornaliera limitata al turno di lavoro (8 ore);
  • Fase 2: campionamenti su 3 giorni consecutivi con frequenza settimanale, con estensione giornaliera di 24 ore sul primo giorno della sequenza e di 8 ore, riferite al turno di lavoro, nei giorni successivi.

Risultati

Su 1.825 giorni di monitoraggio la concentrazione è stata sempre inferiore alla soglia ambientale di Attenzione e di Intervento (secondo prescrizione CIPE 86/2010 n.81).
Un solo, minimo, superamento della soglia ambientale di attenzione è avvenuto il 23 Gennaio 2014 presso la stazione "Perimetro Cantiere" di Chiomonte. Come da procedura, la verifica delle condizioni ambientali all'interno del cunicolo e del fronte di lavoro non ha rilevato presenza di amianti cui attribuire lo scostamento rilevato.

APPROFONDIMENTI

L’amianto o asbesto è un minerale fibroso che deriva per metamorfismo (trasformazione) idrotermico e dinamico da rocce madri non necessariamente fibrose. Si distinguono diverse varietà di asbesto, ciascuno con una specifica composizione chimica.

La varietà più comune è il crisotilo, o amianto bianco, che deriva dal serpentino: buona parte delle nostre Alpi, dalle Marittime alle Graie, sono fatte di questa roccia silicatica verdastra, e questo spiega la presenza della grande cava di Balangero, presso Lanzo, a circa 30 Km da Torino, sfruttata per circa 80 anni, e di quelle più piccole di Emarese, in Val d'Aosta, e della Valtellina. Il crisotilo ha da sempre rappresentato il 93-95% della produzione mondiale di amianto, con due epicentri: uno nel Quebec, a Tethford, ed un altro nella Russia Asiatica, a ridosso degli Urali, nella zona di Sverdlosk.

Ci sono poi gli amianti di anfibolo, così detti per la comune classe mineralogica di appartenenza, nel tempo ricavati e commercializzati in tre varietà, di cui le principali la crocidolite o amianto blu e l'amosite o amianto bruno. Morfologicamente gli amianti di anfibolo sono fibre rettilinee, aghiformi, appuntite nel caso della crocidolite, più tozze e tronche negli altri casi. Il crisotilo presenta invece una struttura "a ricciolo".

Caratteristiche delle fibre degli amianti sono la flessibilità, l'elasticità, la grande resistenza alla trazione, che hanno fatto di crisotilo e crocidolite due fibre tessili; le proprietà ignifughe, di resistenza agli attacchi chimici, di coibentazione nei confronti sia del calore sia del rumore, di resistenza all'usura. Del tutto  peculiare,  perché manca  alle  fibre minerali prodotte dall'uomo, è la loro attitudine a separarsi longitudinalmente in fibrille, numerose o numerosissime, sempre più sottili, con aumento incredibile della superficie disponibile per unità di peso, proprietà utilissima ai fini dell'adsorbimento di impurezze nei passati usi in filtrazione (dei vini e dei vermouth; del fumo di sigaretta) e dell'aumento della resistenza meccanica conseguente, negli usi come carica rinforzante dei cosiddetti materiali compositi.

Ne sono esempi il composito amianto-cemento, usato lungo tutto il secolo scorso in edilizia sotto forma di coperture piane o ondulate, di tubi, vasche, serbatoi, condotte..., che ha preso il nome brevettato di Eternit proprio per la sua lunga durata, ed il materiale d'attrito per i freni e le frizioni degli autoveicoli, ove il legante era una resina. Mentre in questa seconda applicazione si è sempre usato solo crisotilo (il 20-70% in peso), nella prima, in cui l'amianto rappresentava il 15-20% del composto, nelle condutture per l'industria chimica, ad esempio, era usata anche la crocidolite.

Tutti gli amianti sono idrosilicati microcristallini: come nella morfologia, anche nell'intima struttura esiste una fondamentale differenza fra crisotilo ed amianti di anfibolo: mentre questi ultimi presentano le unità silicatiche stratificate che si susseguono longitudinalmente sovrapposte all'infinito lungo l'asse della fibra, il crisotilo mostra una struttura concentrica, lasciando libera, "vuota", la parte assiale centrale. I diametri sono fini o finissimi, soprattutto per quanto riguarda crisotilo e crocidolite: fibre e fasci di fibre grossolani sono praticamente sempre al di sotto dei 2-3 µm, ma per lo più nell'ordine dei decimi, o addirittura, le fibrille, dei centesimi di µm (Pira E, Romano C. Manuale di Medicina del Lavoro. Minerva Medica. 2015. In press.).

Fino al 1992, anno in cui in Italia venne imposto legislativamente il “banning”, l’amianto costituiva un materiale di comune impiego in edilizia ed in materiali di coibentazione di largo utilizzo.

Gli effetti dell’amianto sulla salute umana possono essere distinti in due prime grandi categorie:

  • patologie non neoplastiche (alterazioni benigne della pleura e asbestosi) (Brown, 2003)
  • patologie neoplastiche (tumore polmonare e mesotelioma maligno) (Brown, 2002).

Ciascuna di queste patologie può a sua volta distinguersi, sulla base della correlazione con l’esposizione, in “dose-indipendente”, come le alterazioni benigne della pleura ed il mesotelioma, oppure “dose-dipendente”, come l’asbestosi ed il tumore del polmone.

Le placche pleuriche sono aree fibrotiche circoscritte della pleura parietale normalmente bilaterali, talora calcifiche (Parkes WR, 1994), localizzate prevalentemente alla parete toracica, al diaframma e più raramente alla pleura mediastinica ed al pericardio. Sono asintomatiche (Letourneux M, 1999; Andrion A et al, 1984) e non sono generalmente responsabili di un danno funzionale. Sono associate a tutti i tipi di amianto, ma la responsabilità degli amianti di anfibolo è più marcata rispetto a quella del crisotilo (Letourneux M, 1999). Possono essere la conseguenza di esposizioni anche solo di tipo ambientale o familiare (Craighead JE et al, 1982) e sono state riscontrate anche nella popolazione generale senza storia di esposizione ad amianto (Andrion A et al, 1983).

Il mesotelioma è il tumore più frequente e caratteristico della pleura. Questa neoplasia viene tradizionalmente distinta in due forme. La prima, benigna e meno frequente, è un tumore fibroso della pleura localizzato e a lenta crescita che trae origine dallo strato submesoteliale. Spesso peduncolato, in genere guarisce l'asportazione chirurgica. L'altra forma, più comune, mesotelioma maligno diffuso, aggressivo, invasivo, pressoché universalmente fatale. Le conoscenze epidemiologiche e di storia naturale consentono di identificare come principale fattore di rischio l'esposizione all' asbesto, anche se un' avvenuta esposizione rimane provata soltanto nell' 80% dei casi di mesotelioma maligno della pleura. E’ nota la possibilità di insorgenza di tale neoplasia per esposizioni non professionali, di natura ambientale o domestica. Si tratta di una patologia dose-indipendente, pertanto dosi anche straordinariamente piccole possono dare origine a malattia (Selikoff, 1978). La letteratura consolidata è di fatto unanime nel ritenere che il periodo medio di latenza tra l’inizio dell’esposizione e la diagnosi di mesotelioma pleurico sia intorno ai 30 o più anni (Russi MB et al, In: Rosenstock L e Cullen MR. Textbook of Clinical and Environmental Medicine, 1994; Rosenstock L e Cullen MR, 2005). La diagnosi differenziale deve essere posta, oltre che con le localizzazioni metastatiche di altri tumori, anche con le neoplasie primitive della pleura diverse dal mesotelioma (Guinee et al, 2008).

L’asbestosi è una fibrosi polmonare diffusa conseguente all’accumulo di fibre di asbesto nel polmone. È una patologia dose-dipendente. Il quadro anatomopatologico caratteristico è costituito da una fibrosi parenchimale lineare e reticolare, più evidente ai lobi inferiori (Scansetti G et al, 1985). Tale patologia presenta quadri clinici sintomatologici aspecifici e comuni ad altre patologie respiratorie polmonari, pertanto la radiografia del torace in Postero-Anteriore è di importanza determinante ai fini diagnostici, in associazione ad altri sussidi radiologici come la Tomografia Assiale Computerizzata ad Alta Risoluzione (HRTC).

Riguardo al rapporto causale tra amianto e tumore del polmone, nel Consensus Report: “Asbestos, asbestosis, and cancer: the Helsinki criteria for diagnosis and attribution” si sostiene che, prima di definire l’esistenza di un rapporto causale fra esposizione ad amianto e tumore del polmone, sia necessario considerare che: “a causa dell’elevata incidenza del tumore del polmone nella popolazione generale, non è possibile dimostrare, nel singolo individuo, in termini deterministici precisi, che l’asbesto sia il fattore causale, anche quando è presente un quadro di asbestosi”. Gli stessi esperti commentano che un criterio importante per l’attribuzione di un tumore ad un’esposizione ad asbesto è costituito dal livello di fibre di asbesto rilevate nel polmone. Per livelli molto bassi di esposizione ad amianto il rischio di tumore polmonare appare essere indefinibile. Il rischio relativo di sviluppare un tumore polmonare risulta grossolanamente raddoppiato in gruppi di soggetti con un’esposizione cumulativa ad asbesto di 25 fibre/anni, cioè, ad esempio, un’esposizione ambientale di 1 fibra per centimetro cubo per 25 anni (Henderson D.W. et al, 2004). Pertanto per poter attribuire un tumore polmonare all’esposizione ad asbesto devono essere soddisfatti (anche non contemporaneamente) i seguenti criteri:

  • la presenza di asbestosi (intesa come indice di elevata esposizione) oppure
  • una stima di esposizione cumulativa pari o superiore a 25 fibre/anni oppure
  • la presenza di almeno 5.000-15.000 corpuscoli dell’asbesto o 2 milioni di fibre anfiboliche per grammo di tessuto polmonare secco (λ>5 μm) o 5 milioni se λ>1 μm.

I  limiti normativi ambientali relativi all’amianto sono i seguenti:

  • < 1f/L (OMS)
  • < 2ff/L - D.M. 6/9/1994 (restituibilità dei locali dopo interventi di bonifica da amianto)